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STADA Health Report 2025: focus su italiani e salute

IL RAPPORTO

STADA Health Report 2025: focus su italiani e salute

Secondo l’annuale ricerca realizzata da Human8 per EG STADA sullo stato di benessere in Europa, pochi connazionali adottano uno stile di vita salutare, nonostante i dichiarati buoni propositi. Tra gli ostacoli, mancanza di tempo e motivazione, ma anche difficoltà economiche. Sempre alta la fiducia nei farmacisti

9 ottobre 2025

di Claudio Buono

Nonostante la quasi totalità degli italiani (98 per cento) sia consapevole dell’importanza di vivere in modo sano, solo il 60 per cento si regola di conseguenza. È quanto rivela l’edizione 2025 dello STADA Health Report, un’ampia ricerca on line sullo stato di salute e benessere in Europa, condotta da Human8 per conto del Gruppo STADA in 22 nazioni, per un totale di oltre 27mila intervistati (2mila nel nostro Paese).

I risultati del report relativi ai nostri connazionali sono stati presentati di recente a Milano da EG STADA Group e restituiscono una fotografia della realtà in cui persiste un divario significativo tra intenzione dichiarata e azione concreta. Quattro italiani su 10, infatti, non riescono a mettere in pratica i buoni propositi, adottando abitudini salutari. Mancanza di motivazione e di tempo (rispettivamente 39 e 36 per cento) e difficoltà economiche (29 per cento) sono i principali ostacoli lamentati dai partecipanti al sondaggio.

Alimentazione: incostanza anche a tavola

Dal rapporto emerge un altro quadro emblematico del grande gap tra conoscenza e comportamento degli italiani, riguardante il rapporto tra alimentazione e salute. Ben il 91 per cento degli intervistati pensa che una dieta sana ed equilibrata possa addirittura prevenire le malattie, ma solo il 64 per cento, in particolare donne e gli over 55, dichiara di seguirla realmente. Sempre in tema di alimentazione, l’uso di integratori (vitamine e sali minerali) quale misura preventiva per la salute non trova grande riscontro tra gli italiani, considerato che solo il 59 per cento li assume, rispetto al 65 per cento del resto d’Europa. A influire su questa scelta è probabilmente la consapevolezza per il patrimonio di nutrienti derivante dalla tradizione alimentare mediterranea. E tra coloro che li utilizzano, il 32 per cento lo fa per sostenere il sistema immunitario, il 31 per cento allo scopo di aumentare energia e vitalità, il 20 per cento per compensare carenze nutrizionali dovute a un’alimentazione non propriamente bilanciata e il 19 per cento a supporto della bellezza di pelle e capelli.

Salute mentale: pochi se ne prendono cura

Un altro elemento cruciale che limita uno stile di vita salutare è rappresentato dalla fragilità della condizione mentale. I fattori che impattano maggiormente sono preoccupazioni economiche (23 per cento), sentimenti di solitudine e isolamento sociale (23 per cento) e stress lavorativo (22 per cento). Gli italiani che soffrono di un disagio psicologico sono meno propensi a sottoporsi a check up (35 per cento), a praticare regolare attività fisica (51 per cento), ad adottare misure preventive (64 per cento) e a seguire una dieta equilibrata (50 per cento) rispetto a chi gode di un benessere mentale stabile. Il 30 per cento della popolazione affronta apertamente le problematiche psichiche, ma solo una piccola percentuale (8 per cento) accede a un supporto terapeutico adeguato. Le cause che fanno desistere dal cercare un aiuto per mantenere o migliorare la propria salute mentale sono legate principalmente a motivi economici (58 per cento), perplessità circa l’efficacia delle cure (19 per cento) o al carico emotivo che comporta il ricorso a un sostegno psicologico (16 per cento).

Prevenzione: in crescita ma non tutti aderiscono

Non va meglio neppure sul fronte della prevenzione, dove il quadro appare contrastante. Seppur negli ultimi due anni si sia registrata tra gli italiani una maggiore partecipazione a programmi di screening (68 per cento nel 2025 contro il 57 per cento nel 2023), soprattutto da parte della popolazione femminile (77 per cento delle over 35), un terzo degli intervistati (32 per cento) oggi non si sottopone ad alcun accertamento clinico a causa dei costi troppo elevati (28 per cento), di disinformazione su quali check up effettuare (24 per cento) e per le difficoltà di accesso (20 per cento) ai servizi. Altre motivazioni sono l’impressione di non averne bisogno (18 per cento), la mancanza di tempo (16 per cento), la paura di ricevere una diagnosi negativa (13 per cento), la sensazione di disagio a eseguire gli screening (9 per cento).

Sistema sanitario: permane la fiducia

Ma come valutano gli italiani l’assistenza sanitaria ricevuta? La fiducia riposta nel Ssn rimane stabile (48 per cento) rispetto a quanto emerso lo scorso anno, anche se al di sotto della media europea (58 per cento nel 2025). Ma solo poco più di quattro cittadini su 10 (43 per cento vs una media europea del 51 per cento) ritengono che l’accesso alle cure mediche sia garantito in modo equo a tutta la popolazione. Per contro, rimane solida la fiducia nei confronti del medico di medicina generale e del farmacista, figure di riferimento a cui si affida regolarmente il 58 per cento della popolazione (quasi sei italiani su 10).

Nello specifico della fiducia nei confronti delle farmacie fisiche, poi, l’Italia si colloca al quinto posto, con il 39 per cento degli intervistati che dà come motivazione principale la possibilità di poter ricevere consigli su come assumere i farmaci e sugli eventuali effetti collaterali, e il 33 per cento la conoscenza e la fiducia delle persone che vi lavorano.

Tecnologia: cresce l’apertura verso l’innovazione

I dati rivelano che nel nostro Paese cresce l’apertura verso l’impiego della tecnologia in sanità: il 43 per cento degli italiani si dichiara favorevole all’idea di rivolgersi all’intelligenza artificiale (AI) per un consulto medico. Ad attrarli è soprattutto la disponibilità 24h/7 (46 per cento) ma anche la convenienza in termini di risparmio di tempo (42 per cento). Tuttavia, se è vero che da un lato l’AI sta ridefinendo le potenzialità in ambito sanitario, dall’altro rimane fondamentale il fattore umano. Per il 48 per cento del campione, l’interazione personale con medici e farmacisti è un elemento imprescindibile dell’assistenza, nonché un valore che deve essere preservato.

Le dichiarazioni dei relatori

Nel suo intervento Luca Vitaloni, associate director di Human8, ha evidenziato come fin dal suo inizio lo STADA Health Report sia stato una risorsa fondamentale per comprendere come le persone si rapportano alla propria salute. Per il relatore, il coinvolgimento nell’attuale ricerca di un gran numero di partecipanti in molti Paesi mira ad offrire una visione completa degli atteggiamenti e dei comportamenti in materia di salute. «Grazie alla partnership consolidata tra STADA e Human8, siamo orgogliosi di offrire approfondimenti scientificamente validi che contribuiscono a plasmare il futuro dell’assistenza sanitaria, cogliendo le tendenze in evoluzione e restando vicino alle persone», ha concluso Vitaloni.

Da parte sua, Salvatore Butti, general manager & managing director di EG STADA Group, ha dichiarato: «Ci impegniamo a mantenere alta l’attenzione su una visione integrata della salute, convinti che il benessere fisico e mentale debbano essere considerati con pari rilevanza e affrontati con uguale impegno. Il Report incarna appieno questo approccio a 360 gradi, estendendo il suo focus non solo su coloro che convivono con problematiche di salute ma anche sulla popolazione sana e valorizzando il ruolo della prevenzione e dell’equità di accesso alle cure come elementi chiave per un sistema sanitario realmente inclusivo e sostenibile».

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