Storia di una farmacista che ha scelto di restare
LA VOCE DELLA BASE
Storia di una farmacista che ha scelto di restare

La direttrice di una farmacia entra in crisi, si prende una pausa e affronta il Cammino di Santiago per cercare dentro sé nuove motivazioni per la professione. Non solo ritrova la passione ma allo stesso tempo il modo per essere di supporto ai colleghi. Ecco il suo racconto
11 settembre 2025
di Lucia Elizabeth Quezada,
farmacista
Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno silenzioso ma sempre più evidente: la fuga dalla professione. Non parlo solo di colleghi che cambiano lavoro. Parlo di anime stanche, di professionisti logorati, di camici che, lentamente, si svuotano di entusiasmo. Il carico di responsabilità aumenta, i ritmi si fanno insostenibili, il personale è sempre più ridotto all’osso e quel ruolo che un tempo ci faceva sentire utili oggi spesso ci opprime.
Anche io, come molti, stavo per mollare
Sì, lo confesso: ero quasi tentata di appendere il camice al chiodo. La mia storia potrebbe essere quella di chiunque: una direttrice di farmacia, abituata a portare tutto il peso sulle spalle, giorno dopo giorno. Sola, esausta, fisicamente sopraffatta. Così ho deciso di fermarmi. Ho chiesto una pausa. La mia azienda ha accolto la mia richiesta e mi ha dato piena disponibilità per prendermi un periodo per staccare la spina e concedermi un attimo di riflessione.
Una pausa, non una fuga
Come potevo utilizzare al meglio questa opportunità? Mi tornò in mente l’incontro dei direttori a Riccione. Durante una passeggiata in riva al mare, mi ero imbattuta in una grande conchiglia adagiata sulla sabbia. Colpita dalla sua bellezza, istintivamente l’avevo raccolta. Ne avevo parlato poco dopo con la mia collega Giuseppina che, dopo avermi ascoltata con attenzione, con uno sguardo profondo mi aveva chiesto: «Sei credente? Perché il cammino ti sta chiamando».
Mi raccontò di come, anni prima, il Cammino di Santiago le avesse offerto risposte preziose, aiutandola a ritrovare la sua direzione. In quel momento, le sue parole e quella conchiglia assunsero per me un significato nuovo, quasi simbolico. Lì compresi che non era un semplice oggetto: era un segno. Un richiamo. Senza pensarci troppo, spinta da una motivazione irrefrenabile, tornata a Milano avevo preso uno zaino, l’essenziale, ed ero partita. Nessuna organizzazione, nessuna prenotazione. Volevo vivere il Cammino così com’era, affrontando le difficoltà un passo dopo l’altro, con tutte le mie forze e le mie risorse interne.
Un viaggio nel viaggio
Proprio in quel momento, mentre lasciavo tutto alle spalle, era nata in me un’idea: e se questo percorso potesse rappresentare una rinascita anche per altri farmacisti come me? Un’occasione per ritrovare sé stessi, lontano dalla frenesia, immersi in un viaggio che parla al cuore. In quanto coach in PNL (Programmazione neurolinguistica), pensai a un progetto di coaching destinato ai farmacisti in difficoltà, in collaborazione con l’associazione Futurpharma. Ne nacque un corso on line di 30 giorni, che ho erogato in cammino, tappa dopo tappa, connessa con chi aveva bisogno di ritrovare il proprio perché. Ogni passo era anche una riflessione, ogni incontro con i colleghi un’opportunità di crescita personale e professionale.
Per circa 40 giorni ho camminato, con lo zaino sulle spalle, per ben 800 km. Ogni tappa del Cammino portava con sé sfide fisiche, ma soprattutto interiori. Ho affrontato la fatica, il silenzio, la solitudine, e ho trovato lo spazio per riflettere davvero. Mi sono chiesta chi fossi diventata, che tipo di farmacista avrei voluto essere e cosa, tanto tempo fa, mi aveva spinto a scegliere questa professione con così tanto entusiasmo.
Passo dopo passo, le risposte sono arrivate
E contemporaneamente, mentre ritrovavo la passione per la professione, riuscivo a essere anche di supporto ai colleghi farmacisti che seguivano il corso lungo il Cammino: eravamo connessi non solo attraverso la tecnologia, ma soprattutto attraverso un bisogno comune di tornare alle radici, alla riscoperta del proprio “perché”, a quell’inizio che ci ha spinto a scegliere questa professione fatta di cura, ascolto e responsabilità.
Oggi, più che mai, la categoria sta attraversando un momento complesso. Il mancato adeguamento retributivo rispetto alle competenze e all’impegno richiesto rischia di spegnere l’entusiasmo e il senso di appartenenza. Come coach, ho scelto di concentrare il mio lavoro sul benessere del professionista. I colleghi che hanno partecipato al percorso hanno riscoperto la motivazione, hanno imparato a gestire meglio il carico emotivo, a comunicare in modo più empatico con i clienti e tra di loro, migliorando persino l’organizzazione interna delle farmacie. Perché quando un farmacista sta bene, tutta la farmacia funziona meglio.
Il rientro è stato un abbraccio
La mia comunità mi ha cercata, non solo come farmacista, ma anche per chiedere una preghiera, una parola di conforto per superare quei momenti difficili. L’emozione più grande? L’esclamazione della figlia di una mia paziente: «Ora capisco perché mia mamma l’ha cercata tanto nei suoi ultimi giorni di vita». In quei giorni di assenza, la mia presenza è stata sentita. Al mio ritorno, l’entusiasmo e la gioia nei volti dei miei clienti erano palpabili.
Sento di avere una missione chiara: difendere la nostra professione e offrire supporto ai colleghi che, come me, hanno rischiato di smarrirsi lungo il cammino. Perché non possiamo più far finta di nulla. Serve ascolto, serve formazione emotiva, serve comunità. E serve soprattutto ricordare perché abbiamo scelto questa strada.
Oggi sto progettando un’iniziativa formativa innovativa: nuovi corsi di coaching ideati da farmacisti per farmacisti, con il contributo di Futurpharma e il coinvolgimento degli Ordini dei Farmacisti territoriali. L’obiettivo è chiaro e urgente: contrastare la crisi identitaria e professionale che sta colpendo la categoria, frenare l’esodo crescente e restituire motivazione, energia e fiducia nel valore di questa professione. Crediamo sia arrivato il momento di agire concretamente, unendo competenze e visione per sostenere e rafforzare il ruolo del farmacista all’interno della società. È il momento di rimettere al centro la persona, la passione e la missione che ci ha guidati all’inizio. E insieme possiamo farlo.