Studiare (farmacia) al Sud
FARMA GEN Z
Studiare (farmacia) al Sud
La voce di una studentessa calabrese, aspirante farmacista, che ama la sua terra e ne vede i limiti ma anche le opportunità. Il volto nuovo di un territorio difficile, ma terreno fertile per la nuova identità della professione
Farma GenZ è una rubrica mensile, nata in collaborazione con Aisfa Italia e con il supporto non condizionante di Teva, in cui si raccontano iniziative, corsi, specializzazioni e opportunità professionali per i futuri farmacisti. Tutte le puntate qui
17 luglio 2025
di Sarah Mallamaci,
presidente Aisfa Italia
«Perché non sei andata a studiare fuori?». È una domanda che, se cresci al Sud e scegli di restare, prima o poi ti faranno. Alla risposta le reazioni sono spesso ambivalenti: c’è chi ti ammira “per il coraggio” e chi ti chiede dove ti trasferirai poi. Come se studiare qui fosse solo un trampolino verso un futuro più valido, più riconosciuto, altrove. Come se decidere di formarsi in Calabria equivalga ad accontentarsi, ad accettare un compromesso. Ma con il tempo ho capito che restare è una scelta e una forma di responsabilità.
Crescere in Calabria significa imparare presto che le cose belle sono conquistate, difese, costruite con determinazione. È una terra che ti forgia, perché ti mette ogni giorno davanti alle sue contraddizioni: la bellezza dei luoghi e il senso di abbandono, l’enorme capitale umano e la fuga dei cervelli. Brunori Sas, calabrese come me, lo canta con una cruda dolcezza: “Sono cresciuto in una terra crudele, dove la neve si mescola al miele”. È esattamente così che percepisco il mio vissuto in questa terra: sospesa tra l’amarezza e la dolcezza di un luogo che a volte sembra respingerti, ma che io ho scelto di amare e raccontare, con il mio percorso formativo e con il mio impegno quotidiano.
Una risorsa strategica
Nel dibattito sulla formazione farmaceutica e sulla distribuzione delle competenze sanitarie in Italia, il Meridione è ancora troppo spesso considerato un’area marginale, o di transito. Ma in un momento storico in cui la sanità territoriale è tornata al centro dell’attenzione, studiare e costruire professione al Sud non è una limitazione: è una risorsa strategica.
La farmacia qui assume ruoli multifunzionali: è punto sanitario, centro sociale, presidio di fiducia. E nel mio percorso accademico ho trovato un contesto che, pur tra limiti noti, mi ha restituito una formazione solida e strumenti concreti per leggere con lucidità il ruolo del farmacista oggi. Ho potuto osservare da vicino come la preparazione scientifica possa integrarsi con una visione territoriale della sanità, dove il sapere non resta confinato nei libri, ma si traduce in ascolto, servizio. Ciò mi ha preparata a comprendere il valore di modelli innovativi e territoriali, capaci di rispondere in modo efficace alle specificità della nostra Regione.
Il ruolo della farmacia
Un esempio è rappresentato dal progetto della farmacia dei servizi: un’iniziativa che non solo risponde alle difficoltà logistiche imposte dalla complessità del territorio calabrese, ma che riafferma con forza il ruolo delle farmacie come primo punto di accesso al servizio sanitario regionale, soprattutto nei piccoli centri dove la presenza medica è più discontinua.
In luoghi in cui l’accesso alla medicina specialistica è più difficile e la fragilità socioeconomica più diffusa, il farmacista è quindi la prima interfaccia tra il cittadino e il sistema salute. Formarsi in questi contesti significa sviluppare competenze relazionali, capacità di adattamento, sensibilità verso bisogni complessi. E questo bagaglio umano e professionale, spesso, non lo insegna nessun manuale.
Il valore dell’associazione
È proprio in questo contesto che ho conosciuto Aisfa. Una comunità dove la parola “farmacista” prende vita nei dibattiti, negli eventi, nelle battaglie per un’università e una professione più giuste. Essere parte di Aisfa è stato per me un primo laboratorio di leadership, confronto e visione. Mi ha permesso di costruire ponti: con le istituzioni, con le aziende, con altri studenti di tutta Italia, ma soprattutto con la mia identità professionale. Ho capito che non siamo solo futuri dispensatori di farmaci, ma figure strategiche nella prevenzione, nell’educazione sanitaria, nella relazione di cura. Questa consapevolezza si radica ancor di più quando cresci in un territorio dove la farmacia territoriale è presidio, ancora, punto fermo.
Restare per costruire
Forse è proprio dal Sud che può rinascere la farmacia del futuro: più vicina, più integrata, più capace di prendersi cura, non solo di prescrivere. E forse è proprio attraverso l’esperienza associativa che possiamo prepararci a questo compito: essere farmacisti non solo competenti, ma consapevoli.
In un Sud troppo spesso raccontato solo per le sue carenze, io ho scelto di fare rete, di mettermi in gioco, di non aspettare che qualcuno portasse opportunità, ma di crearle insieme ad altri studenti. Restare non significa rinunciare: significa scegliere di costruire valore dove ce n’è più bisogno. In una terra che spesso chiede più di quanto offre, restare è il nostro modo di prendercene cura.
