Terapia inalatoria ai più piccoli? Una vera sfida
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Terapia inalatoria ai più piccoli? Una vera sfida

Nei bambini, le difficoltà per una somministrazione efficace dei farmaci con questa modalità sono diverse, dalle peculiarità anatomiche alla scarsa preparazione dei genitori/caregiver. Come può contribuire il farmacista?
Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttare i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui
20 novembre 2025
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
L’efficacia della terapia con farmaci inalatori nei neonati e nei bambini piccoli è notevolmente compromessa da una serie di fattori anatomici e fisiologici distinti da quelli dell’adulto, che devono essere attentamente considerati nel dispensare il consiglio e il dispositivo appropriato.
Limiti anatomici e fisiologici
Anatomicamente, il diametro ridotto delle vie aeree pediatriche non solo aumenta la resistenza al flusso, ma favorisce anche la deposizione del farmaco nella parte superiore del tratto respiratorio piuttosto che nei bronchi inferiori, target del trattamento. Questa problematica è amplificata dal fatto che i lattanti sono respiratori nasali obbligati fino a circa 18 mesi: il naso agisce come un filtro estremamente efficiente, intercettando una quota significativa del farmaco inalato, specialmente quando la somministrazione avviene tramite maschera facciale. Le differenze strutturali nella parte superiore delle vie aeree – come la posizione più alta della laringe, l’epiglottide più flessibile e il minor tono muscolare dei tessuti faringei e sopraglottici – contribuiscono ulteriormente al deposito precoce delle particelle, limitando la quantità di principio attivo che raggiunge i polmoni.
Sul piano fisiologico, i bambini presentano una frequenza respiratoria più rapida, volumi correnti più bassi e flussi inspiratori minori. Questo quadro riduce il tempo disponibile per la sedimentazione e la deposizione delle particelle e aumenta la percentuale di farmaco espirato prima che possa depositarsi. Inoltre, l’incapacità dei bambini di eseguire l’apnea inspiratoria (breath hold) dopo l’inalazione limita ulteriormente il tempo di contatto e l’assorbimento del farmaco a livello polmonare. L’uso di maschere e camere di espansione (VHC) introduce anche il problema dello “spazio morto” del dispositivo, che, a causa dei volumi correnti molto ridotti dei neonati, riduce proporzionalmente la dose effettivamente inalata.
Problemi nel trattamento domiciliare
Le sfide legate alla somministrazione pratica aggravano l’efficacia del trattamento a casa. Il pianto è un ostacolo notevole, poiché altera il pattern respiratorio in lunghi espiri seguiti da inspirazioni brevi e rapide, minimizzando la deposizione polmonare e, al contempo, riducendo l’aderenza della maschera con conseguente dispersione dell’aerosol.
Anche la somministrazione durante il sonno non è ottimale, poiché modifica il pattern espiratorio aumentando la deposizione nella trachea. L’efficacia è ulteriormente compromessa dalla difficoltà nel sigillare correttamente la maschera al viso: anche piccole perdite possono ridurre drasticamente la dose inalata.
A questo si aggiunge la scarsa collaborazione dei caregiver che, per mancanza di istruzione, adottano tecniche scorrette (come il “blow-by”, ovvero usare il device tenendo la mascherina a distanza dal viso, senza contatto diretto) o utilizzano i dispositivi senza la dovuta manutenzione, compromettendone l’efficacia.
Infine, la mancanza di dati clinici specifici per la fascia di età 0-4 anni fa sì che la maggior parte dei dispositivi e delle ricerche sia tarata su adulti o bambini più grandi. Di conseguenza, è difficile determinare il dosaggio ottimale e la reale distribuzione del farmaco per i pazienti più piccoli.
Queste considerazioni evidenziano la necessità di una formazione rigorosa e mirata da parte del farmacista sui caregiver per massimizzare la deposizione polmonare del farmaco in questa popolazione vulnerabile.
Soluzioni proposte
- Educazione del paziente. Il farmacista dovrebbe prendersi il tempo di spiegare l’utilizzo dei dispositivi al momento della dispensazione, rinforzando quanto detto dai medici, anche togliendo dalla confezione il prodotto e utilizzando depliant informativi e spiegazione empirica. La condizione ideale vedrebbe il piccolo presente in farmacia assieme al genitore (cosa che non succede di frequente) e che il farmacista possa dedicare il giusto tempo a questa operazione (cosa purtroppo poco compatibile con il lavoro quotidiano in Italia).
- Implementare la telemedicina come parte stabile della cura. La letteratura mostra come la telemedicina sincrona, ovvero visite via video o telefono tra medico, bambino e genitori garantisca continuità di cura, e interazione diretta e studi mostrano non inferiorità clinica rispetto alle visite tradizionali. La telemedicina asincrona, invece, come il monitoraggio remoto tramite piattaforme web o applicazioni, permette di inviare sintomi, spirometrie e questionari (es. C-ACT) senza appuntamento in tempo reale, riduce la necessità di visite frequenti e facilita il follow-up continuo. Anche in questo caso le farmacie di comunità potrebbero agevolare le misurazioni e l’invio di dati, mettendo a disposizione spirometri certificati e sottoponendo questionari.
- Potenziare l’educazione e l’autogestione dell’asma. Molto interessanti e poco noti sono gli interventi che coinvolgono il personale scolastico. Attraverso la tele-educazione si migliorano conoscenza e uso corretto degli inalatori, e riconoscimento precoce dei sintomi. Inoltre, i messaggi digitali di promemoria (SMS, notifiche, app) aumentano l’aderenza ai corticosteroidi inalatori e sono efficaci soprattutto se includono feedback personalizzati o elementi interattivi. In questo caso, immaginiamo il farmacista che interviene a scuola con incontri condivisi tra gli insegnanti di bambini asmatici che devono assumere il farmaco durante l’orario scolastico.
Conclusioni
Le sfide anatomiche, fisiologiche e comportamentali del bambino rendono spesso poco efficace la terapia inalatoria in pediatria. Il farmacista deve agire come educatore primario, garantendo ai caregiver una formazione rigorosa e pratica sull’uso corretto dei dispositivi, superando le tecniche scorrette e promuovendo l’adeguata manutenzione. Integrando l’educazione con il supporto alle soluzioni di telemedicina e monitoring remoto, la farmacia può massimizzare l’efficacia della terapia e migliorare significativamente l’aderenza e l’esito clinico nel bambino.