Test in farmacia: un’opportunità al servizio della popolazione
L'INTERVENTO
Test in farmacia: un’opportunità al servizio della popolazione

Al centro di recenti critiche in un articolo del Corriere della Sera, questi test sono stati previsti (e rigorosamente normati) per essere strumenti utili a un monitoraggio rapido di parametri per i quali sia necessario un controllo costante in pazienti sotto controllo medico. Non equiparabili ad analisi svolte nei laboratori autorizzati, sono però un importante aiuto per chi necessita di una presa in carico a livello territoriale
27 febbraio 2025
di Francesca Baratta,
ricercatrice presso
il Dipartimento di Scienza
e Tecnologia del Farmaco
dell’Università di Torino
La Legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale ha indicato che, in tale ambito, l’assistenza farmaceutica debba essere erogata attraverso le farmacie.
Circa trent’anni dopo, con la Legge 69/09, le funzioni della farmacia sono state ampliate con una mission innovativa in relazione a bisogni, allora emergenti, in quanto alla presa in carico del paziente sul territorio. I farmacisti di comunità sono tra gli operatori sanitari più facilmente accessibili e, spesso, rappresentano il primo punto di contatto per un paziente. Le farmacie di comunità sono strutture strategicamente importanti con la possibilità di fornire servizi volti a promuovere la salute pubblica e dal 2009 tale ruolo è stato codificato nella normativa inerente alla “Farmacia dei servizi”.
La possibilità di svolgere nuove attività ha rappresentato un’opportunità di rilancio del ruolo della farmacia quale primo presidio sanitario integrato nel Ssn, in grado di rispondere in modo adeguato alle esigenze della collettività. Conseguentemente alla pandemia da SARS-CoV-2, inoltre, c’è stata un’ulteriore spinta all’erogazione di servizi presso le farmacie di comunità, prevedendo anche la possibilità di esecuzione di tamponi diagnostici e vaccini.
In questo contesto, sono recentemente stati oggetto di attenzione e spesso anche di contestazione quei test per la valutazione, per esempio, della glicemia, del profilo lipidico o delle transaminasi, inquadrabili dal punto di vista normativo tra le “analisi di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo”.
L’esecuzione di questo tipo di test è stata regolamentata nel 2010 con il DM 16/12/10. In particolare, il DM chiarisce che chi esegue i test deve essere in possesso delle conoscenze necessarie per la loro esecuzione, per la manutenzione strumentale e deve partecipare a corsi di aggiornamento specifici. Il farmacista ha inoltre l’obbligo di indicare chiaramente all’utente la differenza tra un test di prima istanza e un’analisi svolta in un laboratorio autorizzato. Il farmacista titolare o direttore della farmacia risponde della corretta installazione e manutenzione dei dispositivi utilizzati, secondo le indicazioni del fabbricante, e della inesattezza dei risultati analitici, qualora questa sia dovuta a carenze nella installazione e manutenzione. Inoltre, è prevista la verifica periodica del rispetto della normativa vigente da parte dell’Asl territorialmente competente.
L’esecuzione dei test con le apparecchiature attualmente diffuse non prevede metodiche particolarmente complesse, ma va sottolineato che soltanto la corretta applicazione di procedure operative standard può garantire di ottenere risultati attendibili e riproducibili. A tale proposito risulta di fondamentale importanza la modifica, introdotta con la Legge 178/20, che ha previsto che sia il farmacista a poter provvedere direttamente al prelievo di sangue capillare: primo passaggio fondamentale per la corretta esecuzione della metodica.
Non si tratta di strumenti il cui utilizzo comporti il rilascio di un referto a scopo diagnostico, bensì di strumenti utili a un monitoraggio rapido di parametri per i quali sia necessario un controllo costante in soggetti sotto controllo medico. Si tratta dunque certamente di una opportunità per tutti quegli utenti che necessitano – e sempre più necessiteranno in relazione all’invecchiamento della popolazione e all’incidenza delle patologie croniche – di una presa in carico a livello territoriale.