Tirzepatide, un alleato per il cuore nei pazienti diabetici
L’AGGIORNAMENTO
Tirzepatide, un alleato per il cuore nei pazienti diabetici

In uno studio internazionale è emerso che gli effetti protettivi cardiovascolari del farmaco hanno efficacia su molteplici fattori di rischio. Ne parliamo con il professor Stefano Del Prato, del Centro di ricerca Health Science, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
6 novembre 2025
di Claudio Buono
Dallo studio internazionale Surpass-Cvot arrivano nuove evidenze sui benefici cardiovascolari di tirzepatide – farmaco già noto per la sua efficacia nel controllo del peso e della glicemia – nei pazienti con diabete di tipo 2. Ne parliamo con Stefano Del Prato, affiliate professor presso il Centro di ricerca interdisciplinare Health Science, Scuola universitaria superiore Sant’Anna di Pisa, che spiega come questi risultati possano cambiare il modo di curare una patologia che coinvolge cuore, metabolismo e qualità di vita.
Professor Del Prato, che cos’è lo studio Surpass-Cvot e perché costituisce una tappa importante nella gestione del rischio cardiometabolico?
Si tratta di uno studio clinico di fase 3 che ha messo a confronto l’effetto di tirzepatide (una molecola che agisce come agonista duale del recettore GIP e GLP-1) rispetto a dulaglutide (un agonista del recettore GLP-1) sul rischio cardiovascolare in oltre 13mila pazienti affetti da diabete di tipo 2 (T2D), tutti con pregressa malattia cardiovascolare aterosclerotica documentata. Il trial segna un punto di svolta rispetto a quelli precedenti nei quali gli effetti degli agonisti del GLP-1 venivano raffrontati a un placebo. Infatti, Surpass-Cvot è il primo studio che compara due principi attivi di cui uno – dulaglutide, appunto – aveva già mostrato evidenze di protezione cardiovascolare.
Qual è stato l’obiettivo principale dello studio e che cosa confermano i risultati?
L’endpoint primario era di valutare in prima battuta la non inferiorità di tirzepatide rispetto a dulaglutide relativamente al tempo della comparsa di un primo evento cardiovascolare composito, comprendente la morte per infarto miocardico e ictus, in soggetti con T2D e, come già ricordato, con un episodio cardiovascolare pregresso accertato. Lo studio ha confermato l’efficacia altrettanto valida di tirzepatide nel ridurre il rischio cardiovascolare, così come definito dal tasso di eventi MACE-3. Il farmaco ha raggiunto l’obiettivo primario, con una riduzione dell’8 per cento del rischio relativo rispetto a dulaglutide. Tra gli obiettivi secondari predefiniti, il trattamento con tirzepatide ha mostrato una riduzione del 16 per cento del rischio relativo di mortalità per tutte le cause, e del 12 per cento quando, assieme ai componenti di MACE-3, è stata considerata anche la rivascolarizzazione coronarica (MACE-4).
Dal punto di vista biologico, come spiega i benefici cardiovascolari di tirzepatide?
Gli effetti protettivi cardiovascolari di tirzepatide hanno mostrato un’efficacia del farmaco simultaneamente esercitata su molteplici fattori di rischio. Per esempio, nel corso dello studio clinico, tirzepatide ha evidenziato un migliore controllo glicemico anche rispetto a dulaglutide, come indicato dai valori costantemente inferiori di emoglobina glicata. A questo si aggiunge una più marcata e persistente riduzione del peso corporeo rilevata nell’arco dei quattro anni dello studio, un migliore profilo lipidico legato a un abbassamento dei livelli di trigliceridi e un maggiore calo dei livelli pressori. Inoltre, un dato di particolare interesse è stato osservato riguardo alla funzione renale e agli eventi a essa connessi. L’analisi è stata condotta sull’intera popolazione dello studio ma anche su un sottogruppo di soggetti ad elevato rischio renale, identificati in base alla classificazione KDIGO. Nell’uno e nell’altro caso, tirzepatide ha esercitato un effetto superiore rispetto a dulaglutide – di cui erano già stati segnalati effetti nefroprotettivi – relativamente al rallentamento del declino della funzione renale, alla progressione dell’albuminuria e alla diminuzione del rischio di eventi renali maggiori quale, ad esempio, una riduzione persistente oltre il 50 per cento del filtrato glomerulare, indice di insufficienza renale cronica. Da precedenti studi è altresì emerso come tirzepatide abbia effetti favorevoli sui marcatori di infiammazione, sulla steatosi epatica e sul grasso epicardico, tutti fattori che esacerbano il rischio cardiovascolare delle persone con diabete di tipo 2.
Quali sono gli eventi avversi più comunemente riportati nello studio?
Il profilo di sicurezza di tirzepatide è risultato sostanzialmente sovrapponibile a quello di dulaglutide. Gli eventi avversi più comuni sono di natura gastro-intestinale (riduzione dell’appetito, dispepsia, nausea, vomito, stipsi e diarrea), osservati con maggiore frequenza nei soggetti trattati con tirzepatide, senza però particolari differenze nell’interruzione del trattamento rispetto a quanto avviene con dulaglutide.
Ritiene che i risultati di Surpass-Cvot possano aprire la strada a nuove indicazioni ufficiali per tirzepatide?
Ovviamente i risultati dello studio Surpass-Cvot verranno valutati dalle agenzie regolatorie per quanto riguarda eventuali indicazioni specifiche. Resta il fatto che lo studio segna una tappa importante nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche, perché rappresenta un’evoluzione nella gestione del rischio cardiometabolico nel diabete di tipo 2. Va oltre il mero controllo glicemico e del peso, valuta gli outcome cardiovascolari e renali in un contesto ad alto rischio, utilizza un farmaco innovativo come tirzepatide con un confronto attivo rispetto a un farmaco già efficace.
Recentemente l’American Heart Association ha lanciato una campagna di sensibilizzazione su quella che è stata definita la stadiazione cardiovascolare, renale e metabolica. Il documento, richiamando l’attenzione sul ruolo che obesità, diabete tipo 2 e malattia renale cronica hanno sul progredire del rischio cardiovascolare, ne sollecita un trattamento precoce a fini preventivi. In questo senso tirzepatide, per le sue caratteristiche e per quanto evidenziato nello studio Surpass-Cvot si pone come un possibile efficace candidato a un trattamento integrato.