Una grande famiglia che cresce
LA SOLIDARIETÀ
Una grande famiglia che cresce

A Vicoforte, in provincia di Cuneo, si sono ritrovati i farmacisti volontari in Protezione civile per l’annuale congresso nazionale dell’Associazione. Tanti racconti, passione, entusiasmo, ma anche numeri e dati a confermare l’importanza dell’impegno solidale
2 ottobre 2025
di Laura Benfenati
La passione, l’entusiasmo, il senso di appartenenza che caratterizza gli oltre 500 farmacisti volontari in Protezione civile si percepiva con forza a Vicoforte, in provincia di Cuneo, dove si è tenuto lo scorso weekend il IX Congresso nazionale dell’associazione.
«Siamo una grande famiglia che ogni anno cresce», ha sottolineato la presidente nazionale Enrica Bianchi, che ci ha accolto nelle sue belle terre con Luca Matteo Galliano, presidente della sezione locale e dell’Ordine dei farmacisti di Cuneo. «Oggi abbiamo 13 sezioni, sei camper e tre pick up: interveniamo prontamente in ogni emergenza e si moltiplicano le attività sul territorio in tempo di pace, con assistenza e dispensazione farmaci alle persone in difficoltà in enti solidali e con attività di divulgazione scientifica nelle scuole. E anche con trasferte come quella di una nostra collega che quest’anno si è dedicata al volontariato in una farmacia del Libano. C’è tantissimo da fare, siamo diventati Ente del terzo settore e oggi possiamo ricevere anche le donazioni del 5 per mille».
Il presidente della Federazione degli Ordini Andrea Mandelli, in collegamento da Agrigento, ha raccontato che dopo il terremoto dell’Aquila Fofi decise di creare l’Associazione farmacisti volontari per il grande contributo che i colleghi avevano dato in quell’emergenza. Aggregazione e familiarità nelle emergenze aiutano, lo ha ben spiegato Teodoro Massanisso, del Dipartimento Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, raccontando quanto spesso siano le piccole cose che si trascurano a creare i problemi più seri in quei momenti drammatici: «Quanto arriviamo in una zona colpita dall’emergenza spesso sindaci e autorità locali non sono a conoscenza delle procedure, della cronologia degli interventi, delle strutture da attivare: voi farmacisti, quando vi ho visto all’opera durante l’emergenza appena scoppiò la guerra in Ucraina, vi siete adattati a situazioni complesse: al centro raccolta arrivavano farmaci scaduti, classificati male, avete operato con grande professionalità e collaborazione con le associazioni dei medici di famiglia, degli infermieri, con la Croce Rossa».
Il coinvolgimento dei giovani
«Oggi convivono otto generazioni e non era mai successo prima; cinque di esse sono nel mondo del lavoro», ha spiegato Erika Mallarini, docente alla Sda Bocconi, nella sua relazione sul coinvolgimento dei più giovani nelle attività di volontariato, relazione in cui ha voluto accanto a lei un farmacista trentenne, Nicola Blengini. «Non ci conosciamo, noi boomers non sappiamo nulla degli artisti che nelle ultime due generazioni influenzano valori e vita quotidiana, e che trentenni e quarantenni su molte cose la pensano diversamente. Sulla salute c’è una generale perdita di fiducia, ritengono molto importante invece l’assistenza sul benessere psicologico». Blengini ha confermato, mettendo in evidenza quanto la tecnologia giochi un ruolo importante ma negando che la si sostituisca al contatto fisico, come certe ricerche sostengono. Sicuramente tra i boomers e le altre generazioni c’è un approccio diverso ai valori, al volontariato, al consumo e tra i più giovani c’è un senso del dovere “efficiente” contro quello della generazione più anziana, che talvolta risulta inefficiente: «Non si possono coinvolgere le persone allo stesso modo senza tenere conto della generazione alla quale appartengono, sono differenti obiettivi, valore, modo in cui ci si relaziona tra le persone», ha proseguito Mallarini. «Uno dei temi che è emerso con più forza è la diversa considerazione della variabile tempo, perché per chi lavora già in farmacia, titolari e collaboratori, il carico di attività è in crescita e il numero di farmacisti disponibili a dedicarsi al volontariato diminuisce. Per i giovani è proprio diverso il concetto di tempo: loro vivono con totale incertezza il presente, con la precarietà, è difficile una lunga pianificazione, come richiede il lavoro nel volontariato. Per i giovani è necessario gestire il qui e ora, la disponibilità di tempo è frammentata». Obiettivo dell’associazione è cercare di coinvolgerli di più magari attraverso le Agifar, come già accade in alcune Regioni, o l’Aisfa, che riunisce gli studenti di farmacia.
Il Banco Farmaceutico
Eppure, i dati confermano che il volontariato è una risorsa preziosa per il Paese. «460.000 persone in Italia sono in condizioni di povertà sanitaria», ha esordito Sergio Daniotti, presidente del Banco Farmaceutico, «il terzo settore garantisce un quinto dell’offerta di cura, generando un valore pari a 4,7 miliardi di euro».
Il Banco Farmaceutico ha donato 31 milioni di farmaci e beni sanitari da dicembre 2000 a oggi, sostenendo negli ultimi dodici mesi 2.100 realtà assistenziali e aiutando 463.000 persone: «Nel 2024 sono stati donati 3.537.226 di farmaci e beni sanitari per un valore di 44.053.698 euro – ha detto il presidente – e nel 2025 siamo già a oltre due milioni di farmaci e beni sanitari donati al primo giugno. Arriveremo a distribuirne per un valore di 50 milioni a fine anno». E naturalmente la Giornata del Banco Farmaceutico è fondamentale, vi partecipano 20.600 farmacisti, 5.909 farmacie, sono stati raccolti più di 600.000 farmaci da banco donati a oltre 2.000 enti.
Galenica nel Sud del mondo
Il volontariato si fa anche oltre confine: Paola Brusa, docente di Legislazione e tecnologia all’università di Torino, ci ha raccontato lo straordinario Progetto Appa che in vent’anni di attività ha aperto 12 laboratori galenici nel Sud del mondo, anche se tre sono stati chiusi per cause belliche. Ora Appa è presente in Angola, Ciad, Madagascar, Haiti: «Abbiamo voluto portare vicino alle capanne le cure, in zone dove prima bevono le bestie e poi le donne portano la stessa acqua nei villaggi e in cui il 50 per cento dei medicinali che arriva è contraffatto. Abbiamo quindi provato a realizzare laboratori galenici, strutturando cosa deve essere preparato in università e formando i locali: la prima trasferta viene eseguita da tesisti, dobbiamo affrontare i rapporti con i clan, con religioni diverse, non è facile. Abbiamo però allestito 100 formulazioni, ognuna con una scheda in inglese, francese e portoghese, e imponiamo controlli di qualità come quelli richiesti dall’Ema per i medicinali industriali. Facciamo preparazioni pediatriche, abbiamo insegnato alle donne africane a usare gli ovuli, a fare i dentifrici, stiamo dedicandoci alle preparazioni sterili – ad Haiti, per esempio, ne hanno un gran bisogno – e cerchiamo di combattere la malnutrizione con cibo terapeutico».
Dall’Egitto a Lampedusa
La giornata di lavoro dei volontari si è conclusa con due bellissimi momenti culturali.
Sandro Trucco, farmacista ed egittofilo, ci ha raccontato con grande passione malattia e cura in quel mondo lontano, i dettagli del processo di mummificazione, gli strumenti chirurgici, le sostanze a disposizione nel regno minerale, vegetale e animale: alabastro, granito, malachite, papavero, loto, corteccia di sale, olio di ricino, miele, latte, pure topi. E poi la magia, perché magia e sapienza per gli egizi erano inscindibili.
E poi Silvia Nocera, farmacista volontaria e scrittrice – i suoi due libri (Mio padre, il colonnello Sanders e Portati dal vento) li abbiamo recensiti sulle nostre testate – ci ha parlato del suo amore per Lampedusa, dove contribuì a realizzare uno dei primi congressi dell’Associazione farmacisti volontari: «È un’isola estrema, dove tutto può accadere, non è un confine qualunque, lì finisce un intero continente, è un altrove, si incontrano tanti tipi di persone, c’è un’accoglienza senza tempo, una grande umanità».
La stessa umanità dei farmacisti volontari che hanno poi raccontato le loro esperienze sul territorio e che si sono dati appuntamento a Macerata per il prossimo convegno 2026. Quei 500 colleghi ci auguriamo che diventino in breve tempo 1.000. E che nelle Regioni in cui ancora manca nasca l’Associazione farmacisti volontari in Protezione civile, con tanti farmacisti di ogni generazione.