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6 novembre: le ragioni degli altri

LA VOCE DELLA BASE

6 novembre: le ragioni degli altri

L’editoriale dello scorso numero ha provocato, com’era prevedibile, risposte e commenti. Uno per tutti, pubblichiamo questo testo inviato da Elisa Lambertini a difesa delle ragioni dei collaboratori

6 novembre 2025

di Elisa Lambertini, farmacista

Buongiorno dottoressa Benfenati,

ho appena letto il suo editoriale su iFarma Digital e desidero provare a spiegarle da dove nasce questa enorme difficoltà comunicativa tra titolari e collaboratori di farmacia.

Purtroppo, le farmacie che descrivete nel vostro periodico sono quasi un’utopia e la verità è che nella maggior parte dei casi ai collaboratori viene offerto il minimo possibile a livello retributivo, mentre è richiesto il massimo impegno a livello di carichi di lavoro.

Mi sono laureata nel 2005 e ho subito iniziato a lavorare, prima come coadiutrice, in attesa di superare l’esame di Stato, poi come farmacista abilitata. Sono di Bologna e all’epoca il mercato del lavoro era saturo, per trovare un impiego in farmacia tutti chiedevano personale con esperienza, così iniziai lavorando in un dispensario in riviera, per farmi un po’ le ossa. Dopo qualche anno nelle farmacie private, sono approdata ad AFM dove sono rimasta fino al 2020, quando ho trovato impiego presso una parafarmacia che finalmente mi permette di conciliare vita privata e lavoro.

La cosa che hanno sempre avuto in comune i diversi datori di lavoro con cui ho avuto a che fare era il messaggio, non tanto velato: “se ti va bene prendi quello che ti do, altrimenti buon viaggio e avanti un altro”. Ogni colloquio che ho sostenuto fino al 2020 trovava questo ostacolo tremendo della retribuzione, per cui la mia esperienza, le specializzazioni acquisite nel tempo, le mie capacità comunicative non avevano alcun valore. Il mio lavoro vale il minimo sindacale per la maggior parte dei titolari. Qualcosa forse ha cominciato a cambiare dopo la pandemia, quando tanti colleghi, stanchi di essere sfruttati come bestie da soma, hanno scelto di abbandonare la professione. La difficoltà a trovare personale ha fatto intuire ad alcuni titolari che forse il lavoro andava meglio riconosciuto, ma stiamo ancora parlando di una netta minoranza.

Ora: i rinnovi dei contratti nazionali funzionano così, valgono su tutto il territorio nazionale, senza tenere conto che ci si trovi a Milano o a Ragusa, ed è così proprio per garantire una minima equità di trattamento per tutti. Perché le assicuro che vivere con 1.600 euro al mese a Bologna o a Salerno non è la stessa cosa. Si tratta di decidere se si vuole sollevare un minimo dalla soglia di povertà tutti i farmacisti, nessuno escluso, o se invece devono continuare ad esistere farmacisti al nord che non riescono a fare la spesa e pagare l’affitto. Visto che le farmacie sono a tutti gli effetti un presidio del Ssn sul territorio e, in virtù di questa funzione fondamentale per la salute pubblica, la loro distribuzione è regolata dalla Pianta organica, è giusto che sia il Ssn a farsi carico delle realtà che eventualmente potrebbero essere messe in difficoltà per la loro dislocazione territoriale. Parliamo delle rurali, per le quali sono già previsti dei bonus. Se questi non sono sufficienti, chiedete al Governo di fare di più, noi collaboratori vi sosterremo! Non è possibile che tutto debba dipendere sempre dall’ultimo anello della catena, ovvero i dipendenti. La sostenibilità economica di un’impresa non dipende dai suoi dipendenti, ma dalle capacità imprenditoriali dei suoi manager.

Dal 2011 a oggi tutto quello che è stato riconosciuto ai collaboratori sono 80 euro lordi di aumento. Ottanta euro in 14 anni, con l’inflazione che galoppa, senza una tantum dopo otto anni di vacanza contrattuale. E poi ci si stupisce che ci sia malcontento e si decida di scioperare? Tamponi, iniezioni, telemedicina… responsabilità su responsabilità per uno stipendio che gli operai di Lamborghini ci ridono in faccia. E lei parla di un’occasione persa perché, cito testualmente, “inasprire la trattativa non aiuta il dialogo tra collaboratori e titolari”. Ma di quale dialogo sta parlando? Sono anni che chiediamo dignità e rispetto. Rispetto che in troppe realtà non c’è nemmeno per il contratto che viene firmato. Non ha idea di quanti miei colleghi delle farmacie private si vedono negare ferie e permessi, addirittura il riconoscimento dei quattro giorni di lutto per la morte di un genitore (fatto realmente accaduto, purtroppo). Per non parlare dei famosi livelli Q, introdotti con l’ultimo rinnovo, che sono rimasti spesso solo una teoria. Sì, perché in farmacia “tutti devono saper fare tutto”.

Possiamo fare i puri di cuore e parlare di belle teorie, di un mondo ideale che sì, esiste in alcune realtà illuminate (per fortuna), ma che non corrisponde affatto alla media. Ma poi, finita la filosofia, è necessario fare i conti con quello che è la realtà vissuta da migliaia di persone che vedono aumentare il numero di mansioni cui sono chiamati, senza un reale riconoscimento del lavoro svolto. Non abbiamo avuto nulla nonostante l’impegno profuso durante il Covid e continuate a mettere la testa sotto la sabbia per non vedere un disagio che si sta trasformando in rabbia e che avete il dovere di ascoltare e comprendere.

L’abbattimento del cuneo fiscale? Sì, credo che siamo tutti d’accordo, ma non è questa la sede in cui parlarne, non il rinnovo di un contratto nazionale. Utilizzare questo argomento in questa fase è solo un modo per cercare di spostare l’attenzione su un altro problema, reale e tangibile per tutti, ma che purtroppo non è in discussione, di sicuro non per volontà dei collaboratori di farmacia.

Ora si discute di retribuzione, di quella che non viene adeguata da oltre un decennio, fatevene una ragione.

Con sincera stima, Elisa Lambertini

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