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Sciopero: un’occasione persa

L'EDITORIALE

Sciopero: un’occasione persa

Questo è lo sciopero del 6 novembre, perché inasprire la trattativa non aiuta il dialogo tra collaboratori e titolari, che non dovrebbe basarsi su logiche anacronistiche dell’“uno vale uno”. Le farmacie non sono tutte uguali e neppure chi vi lavora

30 ottobre 2025

di Laura Benfenati

Il primo sciopero nazionale dei collaboratori di farmacia non è una bella notizia. E non fa piacere leggere tante inesattezze e percepire tanto astio contro i loro datori di lavoro nei gruppi di farmacisti sui social, perché l’immagine che ne esce non è certo realistica o quantomeno non riguarda tutti i collaboratori e tutti i loro titolari. Nel webinar che ieri iFarma ha organizzato nell’ambito di Cura il tuo team, Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta dello Studio Guandalini hanno spiegato in modo molto chiaro quanto le stesse somme lorde abbiano un valore completamente diverso in Lombardia e in Calabria e, come è noto, quanto cambi pure il potere d’acquisto. E poi nel nostro Paese incide moltissimo il cuneo fiscale, e quello sì richiederebbe battaglie e interventi risolutivi da parte della politica.

Che senso ha incancrenirsi nella lotta per aumenti generalizzati nazionali che avrebbero pesanti impatti sui conti economici, quando la realtà delle varie farmacie (in una zona o in un’altra, rurali o urbane, piccole e grandi) è completamente diversa?

Noi crediamo che i collaboratori di farmacia – quelli che lavorano bene – oggi abbiano infinite possibilità: cambiare farmacia se il clima non è positivo, fare i liberi professionisti, chiedere strumenti di welfare aziendale che garantirebbero loro ben più dei 360 euro lordi richiesti, sollecitare i titolari ad ascoltarli, a trovare soluzioni win win che mantengano solida l’azienda farmacia e rendano soddisfatto il team. Il benessere della squadra è fondamentale, lo ha sottolineato Nicola Posa al nostro webinar, ma lo è anche la produttività dell’azienda farmacia.

Abbiamo già pubblicato articoli in cui spieghiamo con chiarezza quanto le “leggende” sui grandi redditi dei titolari di farmacia siano appunto leggende. Lo sciopero, fondamentalmente basato su logiche anacronistiche dell’“uno vale uno” e sollecitato da un sindacato che non sembra più fare l’interesse dei lavoratori inasprendo il dialogo, è un’occasione persa. Per un dialogo costruttivo, per una discussione realistica su incrementi di stipendio a livello regionale, per l’ascolto a livello di singole farmacie e di singole persone. Perché non tutti i titolari sono uguali ma neanche i collaboratori.

Nel comparto sanità il contratto è stato rinnovato con 172 euro lordi in più al mese. Che senso ha chiedere ai titolari di farmacia di incrementare di 360 lordi tutti gli stipendi dei collaboratori in tutte le zone di Italia, indipendentemente dalla qualità del loro lavoro?

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