“Effetti collaterali”, tra festa e riflessione
L’INIZIATIVA
“Effetti collaterali”, tra festa e riflessione
Tre farmacisti hanno organizzato a Milano una serata di networking per i colleghi. Dietro il momento conviviale – molto partecipato – è emerso un tema sentito: la difficoltà della professione a trattenere chi la sceglie
1 ottobre 2026
a cura della Redazione
Una serata di fine settembre a Milano per stare insieme, conoscersi e divertirsi. È nata così “Effetti collaterali – Prima dose”, l’idea di Rosario Loiacono, Cristina Lunghini e Marco Gallo di riunire i colleghi farmacisti in un contesto diverso da quello abituale. Non un convegno, non una tavola rotonda, ma un momento di festa e networking, pensato prima di tutto per stare insieme.
Quasi 90 farmacisti hanno risposto all’invito, incontrandosi fuori dal luogo di lavoro per condividere esperienze e passare qualche ora insieme. Un’occasione semplice, ma non scontata, per una categoria che passa gran parte della propria giornata a occuparsi degli altri – pazienti, clienti, colleghi, fornitori – e che a volte trova poco spazio per fermarsi a parlare con chi condivide la stessa professione.
Un’occasione di confronto
Il focus della serata voleva essere dare voce a chi la professione la vive ogni giorno. Così, attraverso un breve sondaggio informale, i partecipanti hanno raccontato gli “effetti collaterali” del mestiere: insoddisfazione legata al rapporto con il pubblico, mancanza di crescita professionale, difficoltà a conciliare turni e vita privata.
Temi che trovano riscontro anche nei numeri forniti da Giuseppe Guaglianone, presidente dell’Ordine di Roma, all’evento al Nobile Collegio del mese scorso: la comunità dei farmacisti romani è cresciuta del 21,4 per cento in tre anni, da 5.753 iscritti a fine 2022 ai 6.994 di oggi – «I giovani vogliono ancora fare i farmacisti», ha sottolineato Guaglianone presentando i dati – ma ogni anno oltre 210 professionisti si cancellano dall’albo, e l’80 per cento di loro ha meno di 67 anni: non pensionamento, quindi, ma la scelta di cambiare strada.
Sono dati che raccontano una professione attraversata da una trasformazione profonda. Negli ultimi anni la liberalizzazione ha cambiato il mercato, ampliando gli spazi professionali e favorendo la nascita di nuovi modelli organizzativi e delle catene. È cambiato così anche il modo di vivere il mestiere, con nuove opportunità ma anche nuove dinamiche, nuove pressioni e nuove aspettative. E come ogni professione, anche quella del farmacista ha i suoi “effetti collaterali”. Solo che, ascoltando chi oggi vive il lavoro dietro il banco, sembra che questa professione ne stia vivendo qualcuno di troppo: il rapporto con il pubblico che può diventare faticoso, le prospettive di crescita che non sempre soddisfano, la difficoltà di conciliare il lavoro con la vita privata.
Eppure, dentro questo quadro, c’è un dato che invita a guardare avanti: i giovani continuano a scegliere la professione. È forse da qui che bisogna ripartire. Ascoltare chi oggi entra nel mondo della farmacia, capire quali aspettative porta con sé e quali difficoltà incontra può essere il modo per trasformare gli “effetti collaterali” in un’occasione di riflessione sul futuro della professione. Il senso della serata non era soltanto raccontare ciò che non funziona, era creare uno spazio in cui una categoria potesse fermarsi, riconoscersi e ascoltarsi. E proprio dall’ascolto dei giovani farmacisti può nascere una nuova idea di professione: più capace di trattenere chi la sceglie e di rinnovare, ogni giorno, il rapporto con le persone dall’altra parte del banco.
Da Milano verso altre città
Se questa prima edizione è stata pensata per Milano, l’obiettivo degli ideatori – anche in virtù dell’interesse raccolto – è portare il format anche in altre città italiane, per continuare a creare occasioni in cui i farmacisti possano incontrarsi, confrontarsi e riconoscersi come comunità professionale e non solo come categoria da raccontare attraverso i numeri.
