Health literacy: oltre l’etichetta
LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE
Health literacy: oltre l’etichetta

Una terapia che non viene capita molto probabilmente non verrà seguita. Come aiutare i pazienti ad acquisire le competenze per comprendere le informazioni sulla propria salute e sulla cura? Un protocollo pratico e semplice da utilizzare in farmacia
Questa è una rubrica quindicinale che parla – da farmacista a farmacista – di aderenza terapeutica, che vuole trasmettere nozioni ma essere anche pratica, per poterne sfruttare i consigli tutti i giorni al banco. Tutte le puntate qui
26 febbraio 2026
di Sergio Cattani,
farmacista e formatore
www.sergiocattani.it
Quante volte, al termine di una dispensazione, riceviamo un rassicurante: “Sì, tutto chiaro”, per poi scoprire, al ritorno del paziente, che il farmaco è stato sospeso o assunto in modo errato? La disponibilità del medicinale, l’etichetta e il foglietto illustrativo non garantiscono la comprensione delle indicazioni fondamentali di un farmaco. Il tema della health literacy – la capacità cioè di leggere, capire e usare le informazioni sulla salute – definisce oggi una dimensione critica dell’assistenza farmaceutica. Quando la comprensione è parziale, il rischio di eventi avversi aumenta e l’efficacia della terapia crolla. In un contesto sempre più multiculturale, la barriera linguistica amplifica questo ostacolo, rendendo il counseling al banco l’ultimo, decisivo filtro di sicurezza prima che il paziente torni a casa e assuma il farmaco.
Dove si rompe l’aderenza
La letteratura evidenzia che il legame tra health literacy e aderenza è mediato da fattori complessi: credenze, autoefficacia e contesto socioeconomico. Su questi aspetti non possiamo intervenire, tuttavia nella quotidianità del banco possono avvenire “rotture” comunicative rischiose, cui porre rimedio:
- ambiguità dei tempi e delle dosi: istruzioni come “Due volte al giorno” sono soggette a interpretazioni soggettive, a differenza di un più preciso “Ogni 12 ore”. Nei liquidi pediatrici, la confusione tra unità di misura (ml vs cucchiaini) è una delle cause principali di errori di dosaggio significativi (ne abbiamo già parlato qui).
- terapie “al bisogno”: le indicazioni condizionali sono le più difficili da gestire. Se per noi farmacisti “al bisogno” ha un significato chiaro, è perché sappiamo contestualizzarla in base alle nostre conoscenze. In realtà, si tratta di un’istruzione incompleta: non specifica in modo univoco quale sintomo la attiva, dopo quanto si può ripetere, il massimo nelle 24 ore e quando invece serve ricontattare il medico; quindi, lascia spazio a interpretazioni diverse e a errori di uso (sottoutilizzo, sovrautilizzo, duplicazioni).
- barriera del silenzio: i pazienti con bassa literacy spesso provano imbarazzo nel chiedere chiarimenti e tendono a dare risposte vaghe o a delegare la gestione ai familiari, rinunciando a comprendere i segnali di allarme (effetti avversi o interazioni) che eviterebbero sospensioni improprie della terapia.
Applicazioni pratiche: il “protocollo dei tre punti”
Per trasformare queste evidenze in pratica professionale, il farmacista può adottare un micro-percorso standardizzato ad alta resa, basato su tecniche validate:
- Tecnica del teach-back: invece di chiedere “Ha capito?”, utilizziamo domande aperte che spostino la responsabilità della chiarezza dal farmacista al paziente. In inglese è detto teach-back, traducibile come “Adesso insegnamelo tu”.
- Regola dei “3 punti” e l’ancoraggio temporale: il sovraccarico di informazioni riduce la memoria a breve termine. Limitiamo il messaggio a tre elementi essenziali: cosa, quando, per quanto. Se scriviamo sulle etichette, usiamo cifre grandi e poche parole. Preferiamo “al mattino e alla sera” o “ogni 12 ore” invece di “2 volte al giorno”.
- Supporti visivi e strumenti: possiamo avvalerci di supporti per migliorare gli esiti, come mostrare fisicamente sulla siringa o sul misurino la tacca corrispondente alla dose. Oppure utilizzare simboli per le avvertenze (es. l’icona “non raddoppiare il dosaggio” per i prodotti contenenti benzodiazepine) e schemi tabellari semplificati per le terapie croniche.
Frasi pronte per superare barriere linguistiche
Ecco una batteria di frasi pronte “da banco” per gestire barriere linguistiche e bassa health literacy senza mettere in imbarazzo il paziente, usando teach-back e la “regola dei 3 punti” (cosa-quando-per quanto).
Apertura e setting
Domande che vanno sempre bene, per rompere il ghiaccio o precisare dettagli fondamentali.
- “Per sicurezza lo chiediamo a tutti: mi racconta con parole sue come lo userà quando arriva a casa?”
- “Non è un test, è per vedere se mi sono spiegato bene io: come lo prenderà da oggi?”
- “Le evidenzio solo le tre cose essenziali, poi se vuole aggiungiamo i dettagli”.
Tre domande ad alta resa (scopo-dose-tempi)
Focalizzare sulle informazioni più importanti da tenere presenti.
- “A cosa serve questo farmaco, lo ricorda?”
- “Quanta dose prenderà ogni volta? Mi dice il numero esatto?”
- “In quali momenti della giornata lo prenderà, e per quanti giorni/settimane?”
Numeri e tempi (ridurre ambiguità)
I numeri definiscono le ripetizioni nell’unità temporale (giorno), ma non la distanza tra le dosi. Con domande specifiche ne circoscriviamo l’applicazione.
- “Quando legge ‘2 volte al giorno’, per lei significa più mattino e sera o in due momenti qualsiasi?”
- “Preferisce che lo scriva come ‘mattino e sera’ oppure come ‘ogni 12 ore’? Così non ci sono dubbi”.
- “Le scrivo la posologia in numeri grandi: dose, orario, durata”.
Terapie “al bisogno” (istruzioni procedurali)
Senza istruzioni procedurali chiare (quando iniziare, quando fermarsi, cosa fare se il sintomo persiste), il paziente tende al sovradosaggio o all’uso concomitante non intenzionale di più prodotti. Possiamo aiutare il paziente a contestualizzare.
- “Questo è ‘al bisogno’: vuol dire che lo usa solo se compare il sintomo X. Se non c’è X, non lo prende”.
- “La prima dose la fa quando compare X. Poi può ripeterla dopo Y ore se X non passa. Se supera Z dosi in 24 ore, mi chiami o senta il medico”.
- “Se dopo 48 ore il sintomo non migliora o peggiora, non aumenti da solo: ci risentiamo”.
Duplicazioni e sicurezza (paracetamolo e simili)
Spesso le persone tengono in casa più prodotti a base dello stesso principio attivo: gli studi dimostrano che il paracetamolo è uno dei più diffusi.
- “Controlliamo insieme: in casa avete altri prodotti con lo stesso principio attivo? Perché rischia di sommarli senza accorgersene”.
- “Se sta usando già un prodotto con paracetamolo, questo non va aggiunto insieme: si ricorda il nome di quelli che ha a casa?”
Barriera linguistica (traduzione e interprete)
In questi casi può aiutare anche il traduttore di Google o un chatbot “parlante” basato sull’intelligenza artificiale.
- “Preferisce parlarne in un’altra lingua? Possiamo usare una traduzione scritta/una persona di fiducia, ma voglio essere sicuro che la dose sia chiara”.
- “Se c’è qualcuno che la aiuta a casa, va bene che lo coinvolgiamo ora per spiegare insieme?”
Effetti indesiderati e persistenza (prevenire l’abbandono)
Una delle principali minacce all’aderenza terapeutica è la comparsa di effetti avversi. Aiutiamo il paziente a capire prima come comportarsi.
- “Le dico due effetti indesiderati possibili e cosa fare: così se capitano non sospende da solo”.
- “Se compare X è atteso e spesso passa; se compare Y invece mi chiami subito o senta il medico”.
- “Se dopo una settimana lo ha sospeso perché ‘non le piaceva’, me lo dica: troviamo un modo per gestirlo”.
Chiusura con piano scritto minimo (tre punti)
Quello che serve, prima di salutarsi.
- “Riassunto in tre righe: cosa prende, quando lo prende, per quanto tempo. Poi mi dice lei se le torna chiaro”.
- “Le segno anche quando ricontattarci: se succede X oppure se non migliora entro Y”.
Mini-script completo (30-45 secondi)
In una frase unica, da imparare a memoria, tutto quello che è importante per una corretta dispensazione al banco.
- “Per sicurezza: mi dice a cosa serve, quanta dose e quando lo prende? Perfetto. Ora, per essere certo di essermi spiegato bene io, me lo ripete con parole sue. Benissimo: le scrivo le tre cose chiave e le segno quando ricontattarci”.
Conclusione
Il lavoro del farmacista a volte si gioca tutto in quei pochi secondi che passano tra la consegna della scatola e il saluto del paziente. Possiamo dare per scontato che il foglietto illustrativo faccia il resto, oppure possiamo prenderci un minuto per assicurarci che quella persona sappia esattamente cosa fare una volta arrivata a casa. Usare il teach-back o semplificare le istruzioni in tre punti può aiutare a raggiungere risultati importanti, come evitare che un genitore si sbagli con la siringa dell’antibiotico o che un cronico sospenda la terapia al primo dubbio. Ridurre l’ambiguità significa semplicemente questo: fare in modo che nessuno esca dalla farmacia con più dubbi di quando è entrato. Ricordando che una terapia che non viene capita, molto probabilmente, è una terapia che non verrà fatta.
Bibliografia:
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