Il farmacista agentico. Visioni e obiettivi sull’AI nella pratica professionale
LA PROFESSIONE
Il farmacista agentico. Visioni e obiettivi sull’AI nella pratica professionale

L’intelligenza artificiale può liberare tempo, integrare informazioni e intercettare segnali utili alla salute. La sfida per il farmacista è partecipare alla progettazione degli strumenti, governarne le segnalazioni e decidere come impiegare le nuove possibilità a beneficio del paziente
15 ottobre 2026
di Cristiano Colalto
La riflessione di Giancarlo Addonisio sul futuro del radiologo, pubblicata su iFarma Digital n.30, riguarda anche noi farmacisti. Il passaggio dal controllare al governare pone una domanda concreta: che cosa dovrà diventare la nostra professione quando una parte crescente delle sue attività potrà essere automatizzata?
Il tema suscita molte domande, mentre le risposte sull’impatto dell’AI sono ancora in costruzione. Una prospettiva appare però concreta: la lettura e l’organizzazione dei dati potranno essere eseguite dai sistemi informatici più rapidamente e, in contesti validati, con maggiore accuratezza. Il nostro valore dipenderà anche dalla capacità di progettare il lavoro attorno a queste possibilità e di assumerne le responsabilità.
La gestione quotidiana come punto di partenza
Per comprendere questo cambiamento partirei dalla parte meno nobile, ma tutt’altro che marginale, della professione: l’amministrazione. Fatture, documenti di trasporto, movimenti bancari, prima nota e versamenti assorbono tempo ed energie che vorremmo dedicare ad altro. Ad agosto ho costruito il mio primo artefatto e da due mesi utilizzo l’AI per confrontare questi dati e far emergere le incongruenze. Il risultato è molto concreto: ore risparmiate, da dedicare ad altre attività.
Gli artifacts (o Canvas in ChatGPT) consentono in una chat di passare dalla risposta a una domanda allo sviluppo di uno strumento operativo, come un’applicazione o un pannello delle anomalie. La progettazione può cominciare anche da un semplice messaggio vocale, nel quale descrivere che strumento AI si necessita, quali documenti confrontare, come trattare le informazioni ambigue e quali discrepanze segnalare. Occorre poi verificare che lo strumento risponda a queste indicazioni. Quando è il farmacista a guidarne la costruzione, la sua competenza entra nel processo prima ancora che compaia il risultato.
Dal controllo amministrativo al laboratorio galenico il passo è breve. Ho riorganizzato il magazzino collegando giacenze, lotti, scadenze, consumi e costi delle materie prime permettendomi di individuare carenze prima che ostacolino l’allestimento. Nel mio caso, ho sviluppato una funzione che parte dalla fotografia dell’etichetta per predisporre la tariffazione, mostrare le singole voci applicate e aggiornare automaticamente il magazzino con lo scarico delle materie prime utilizzate. L’AI estrae le informazioni; i calcoli devono poggiare su formule verificabili e aggiornate, previa verifica dei dati letti dall’immagine. Ore risparmiate.
Dalla gestione dei prodotti alla storia del paziente
Questa capacità di collegare informazioni disperse apre prospettive ancora più rilevanti sul piano clinico. Referti, cartelle cliniche e dati del gestionale restano spesso separati: integrarli permetterebbe di costruire un quadro del paziente nel quale risultati degli esami e storia terapeutica possano essere letti insieme. Noi farmacisti dovremmo contribuire a definire questa architettura, indicando quali dati e segnali servano davvero, nei limiti degli accessi autorizzati e delle nostre competenze.
Pensiamo al ritiro dei referti. In un percorso organizzato anche per il supporto al paziente, un sistema validato potrebbe collegare i risultati ai medicinali assunti, alle terapie recenti e agli integratori, segnalando elementi da approfondire o possibili interazioni. Una dashboard individuale renderebbe visibili la sequenza temporale e le informazioni all’origine dell’alert.
Anche la cronologia delle vendite potrebbe contribuire a questo quadro, purché non sia confusa con la terapia effettivamente assunta: un acquisto può riguardare un familiare, una cura può essere stata interrotta, altri prodotti possono provenire da un’altra farmacia. Il colloquio con il paziente resta quindi necessario per completare e correggere i dati.
L’AI assumerebbe così una parte della ricognizione e della sorveglianza ripetitiva, con prestazioni da verificare nel contesto d’uso. Il farmacista avrebbe a disposizione informazioni già organizzate per approfondire i sintomi, offrire un consiglio o attivare il raccordo con il medico. Il ritiro del referto potrebbe diventare un’occasione di continuità assistenziale, coerente con l’evoluzione della farmacia dei servizi.
Il farmacista come manager degli alert sanitari
È qui che il passaggio dal controllo al governo prende forma. Il farmacista diventerebbe anche una sentinella attenta della salute con il monitoraggio degli alert. Questo è un mondo inesplorato e la professione potrebbe contribuire a definirne le soglie, valutare la priorità e tradurlo in interventi proporzionati. Più segnalazioni non significano necessariamente migliore assistenza, un sistema che avverte di tutto può rendere invisibile ciò che conta: i farmacisti potrebbero essere i primi a governare una vera e propria capacità di prevenzione e monitoraggio della salute.
Questo ruolo richiede di riconoscere i dati mancanti, documentare le azioni svolte e osservare anche ciò che il sistema non rileva. L’assenza di un avviso non deve diventare una falsa rassicurazione. Fonti, motivi e limiti delle segnalazioni devono essere comprensibili, affinché il professionista possa approfondire, dissentire e correggere il percorso. Servono quindi competenze, tempo dedicato e una formazione specifica, ancora in larga parte da costruire: una sfida che le facoltà di Farmacia più lungimiranti potrebbero raccogliere.
Una prospettiva che attraversa anche il regolatorio
L’esigenza di organizzare le informazioni a supporto delle decisioni emerge anche nelle scienze regolatorie. Durante il mio lavoro in Aifa ho assistito alla nascita del gruppo dedicato all’AI nell’ambito del Methodology Working Party dell’EMA, al quale partecipavo come unico componente italiano. Lo stesso Working Party ha sviluppato il reflection paper sull’uso dell’AI nel ciclo di vita del medicinale, adottato nel 2024. EMA e HMA hanno inoltre pubblicato principi per l’impiego dei modelli linguistici nel lavoro regolatorio, mentre Scientific Explorer facilita la ricerca di informazioni scientifiche e precedenti regolatori.
Pur nella diversità dei contesti, il metodo è pertinente anche alla farmacia: utilizzare un sistema informatico avanzato per raccogliere, elaborare e rendere accessibili dati sui quali esercitare il giudizio professionale. La qualità del contributo dipende dalle fonti e dalla progettazione; la sua utilità dipende dallo scopo che gli assegniamo.
La centralità del farmacista va costruita
Proprio la scelta dello scopo ci riporta alla riflessione del filosofo Umberto Galimberti, per il quale la tecnica è un tema centrale e problematico. In Psiche e techne, il filosofo critica la sua trasformazione nell’ambiente che organizza la vita, subordinando le esigenze umane all’efficienza dell’apparato. In farmacia, questa lettura invita a chiedersi chi stabilisca gli obiettivi dei sistemi: aumentare le vendite, accelerare le operazioni, migliorare l’assistenza e la cura? Questi obiettivi possono convivere, purché sia chiara la priorità attribuita alla salute del paziente.
La centralità dell’uomo si costruisce attraverso queste scelte. Se il tempo risparmiato sulle fatture viene assorbito soltanto da altri adempimenti, il rapporto con il paziente non migliora. Se gli alert servono soprattutto a generare proposte commerciali, la loro sofisticazione non li rende clinicamente utili.
L’AI potrà assumere attività che oggi richiedono la nostra attenzione. Sta a noi decidere dove impiegare quella che si libera e cogliere questa fase di cambiamento per acquisire padronanza dello strumento, partecipare alla sua progettazione e valutarne gli effetti. Governare significa conoscere lo strumento e dare alla tecnologia uno scopo professionale preciso, ma verificando che serva davvero la persona che abbiamo davanti.
Riferimenti:
EMA. Methodology Working Party.
Galimberti U. Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica. Feltrinelli, 1999.